PSICOMOTIVAZIONE
La motivazione è l’espressione dei motivi che inducono un individuo a compiere o tendere verso una determinata azione. Da un punto di vista psicologico può essere definita come l’insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta; secondo questa concezione, ogni atto che viene compiuto senza motivazioni rischia di fallire. La motivazione svolge fondamentalmente due funzioni: attivare e orientare comportamenti specifici. Nel primo caso quindi attiva energeticamente la motivazione. Nel secondo caso orienta direzionalmente il comportamento. David McClelland identifica 3 motivazioni fondamentali tra cui il bisogno del successo (o della riuscita) rispecchia il desiderio di successo e la paura per il fallimento, il bisogno di appartenenza combina i desideri di protezione e socialità con la paura per il rifiuto da parte di altri, infine il bisogno di potere riflette i desideri di dominio e il timore di dipendenza. Gli individui differiscono nella forza di ciascuno di tali motivi, inoltre le situazioni variano nel grado in cui sono collegate e incentivano l’uno o l’altro motivo. Un ruolo significativo è attribuito ai processi cognitivi che catalogano gli stimoli in relazione ai motivi, determinando natura e intensità dei vettori motivazionali. I motivi impliciti che spingono all’azione sono originati dagli incentivi esterni che attivano specifiche reazioni emotive. Successivamente, con l’apprendimento, si sviluppa uno schema cognitivo che organizza queste reazioni emotive in categorie positive e negative, delineando così gli stimoli da ricercare e quelli da allontanare. Con l’esperienza e l’apprendimento, un numero sempre maggiore di situazioni si associa a questi forti incentivi, consolidando il motivo e trasformandolo in motivazione esplicita. La teoria dei bisogni di base elaborata da McClelland ha posto una pietra miliare per lo studio delle determinanti cognitive della motivazione. Secondo la distinzione classica vengono a contrapporsi due tipi di motivazione: la motivazione estrinseca e quella intrinseca. Nel primo caso a stimolare sono incentivi esterni come denaro, premi o oggetti materiali che spesso arrivano con il tempo. Nel secondo caso, invece, sono fattori interni ed immediati a spingere nel compiere una certa azione, come ad esempio accade nella lettura di un libro che suscita piacere. Il comportamento messo in atto è il premio stesso. Comunemente si ritiene la motivazione estrinseca una forma negativa, ma non è così. Infatti, il saper rinviare la gratifica ad un momento futuro è una forma di autocontrollo importante e la stessa scienza ci dice che chi possiede questa qualità riscontrerà maggiori successi. Ma anche la motivazione intrinseca ha grande valore. Quando svolgiamo attività che ci piacciono, le facciamo meglio perché ci fanno stare bene. Dunque sarebbe opportuno riuscire sempre a trovare un punto di equilibrio tra le due. Anche se spesso non è facile. La dimensione emotiva e quella motivazionale sono strettamente collegate. Sarebbe impossibile avere l’una senza l’altra. Il neuroscienziato Antonio Damasio osservò come un suo paziente, a causa di un danno cerebrale, non riusciva a prendere una decisione poiché incapace di provare emozioni. Gli stati emotivi, infatti, ci informano sul mondo circostante e ci spingono ad agire in un certo modo. Secondo il modello delle scelte a rischio, ideato dallo psicologo John Atkinson, la motivazione alla riuscita nasce dall’incontro di due forze contrapposte: volere il successo ed evitare il fallimento. Psico-motivare, in azienda come a fianco di chiunque, in qualsiasi situazione, significa mettere in condizione quella persona di essere più che mai protagonista di un tempo della sua storia, facendone una pagina di successo.
Per qualsiasi informazione può contattaci al 3880568093 o inviare una mail all’indirizzo info@www.dottmeta.it
Inoltre può compilare anche il nostro FORM:
